Chiunque abbia avuto almeno una volta la necessità di tradurre una grande quantità di testo in tempi molto ristretti si sarà imbattuto in offerte di agenzie di traduzione formulate più o meno così:
«Per garantire la coerenza terminologica, utilizziamo glossari condivisi nei progetti affidati a più traduttori.»
Sembra un ragionamento logico. Ma il glossario è davvero uno strumento così efficace? Oppure il suo ruolo viene talvolta sopravvalutato?
In questo articolo analizzo alcuni presupposti che ricorrono spesso quando si parla di progetti che vengono suddivisi tra più traduttori. Dal punto di vista del cliente appaiono convincenti, ma la pratica dimostra che la realtà è spesso più complessa e il semplice fatto che ogni traduttore riceve un glossario dice ben poco sulla qualità della traduzione che verrà realizzata.
Che cos’è, in realtà, un glossario?
Prima di proseguire, definiamo il vero protagonista di questo articolo. Che cos’è, dunque, un glossario all’interno di un progetto di traduzione?
In termini semplici, è un elenco di equivalenti terminologici concordati che devono essere utilizzati in tutto il progetto. Può contenere i nomi dei componenti, delle funzioni, dei messaggi visualizzati sullo schermo, degli elementi di sicurezza oppure la terminologia adottata dal costruttore.
Un documento di questo tipo aiuta tutti i partecipanti al progetto a prendere decisioni terminologiche coerenti. È particolarmente utile quando alla traduzione lavorano più persone oppure quando il progetto si sviluppa nell’arco di molti mesi.
L’idea, quindi, è senz’altro valida. La vera domanda è piuttosto quanto sia possibile ottenere grazie a questo strumento.
Un caso tipico: centinaia di pagine di documentazione tecnica per un impianto industriale di ultima generazione. Da tradurre entro una settimana.
Di tanto in tanto, quasi ogni azienda che opera a livello internazionale si trova nella necessità di realizzare una traduzione che, per rispettare i tempi di consegna, deve essere suddivisa tra più traduttori. Nella maggior parte dei casi si tratta di progetti che comprendono quantità molto elevate di testo da tradurre in tempi estremamente ridotti. Talmente ridotti che una sola persona non sarebbe in grado di portare a termine il lavoro. La soluzione più naturale, in questi casi, è rivolgersi a un intermediario, cioè a un’agenzia di traduzione, anche se questo rappresenta soltanto uno dei possibili modelli di gestione di progetti multilingua. L’agenzia si occupa dell’organizzazione del lavoro: suddivide il materiale in parti e individua il numero necessario di traduttori ai quali assegnare le singole sezioni.
Se per il progetto è stato predisposto un glossario, l’obiettivo è che venga distribuito a tutti i traduttori. In teoria tutto sembra funzionare alla perfezione. Tutti utilizzano la stessa terminologia, quindi la traduzione finale dovrebbe risultare coerente. Nella pratica, però, emergono alcuni problemi di cui si parla molto raramente.
Se tutti i traduttori hanno lo stesso glossario, perché qualcosa continua a non tornare?
Il glossario garantisce davvero la qualità della traduzione?
Il glossario è sicuramente di aiuto. Riduce il rischio che persone diverse prendano decisioni diverse nel denominare lo stesso elemento. Per esempio il nome di una macchina, dei suoi componenti o di un’operazione del ciclo.
Tuttavia, per quanto utile, il glossario non è uno strumento magico. Non prende decisioni al posto del traduttore, non risolve tutti i problemi linguistici e, last but not least, non elimina le differenze nelle competenze professionali. In altre parole, non farà sì che una persona priva di esperienza nella traduzione della documentazione tecnica la traduca bene quanto chi svolge questo lavoro da anni.
Già questo basta a dimostrare che il glossario non rappresenta un argomento così forte come spesso viene presentato. E con il passare del tempo questo aspetto diventa sempre più evidente.
Questo non significa, naturalmente, che si debba rinunciare ai glossari. Al contrario. Nei progetti suddivisi tra più traduttori, i glossari sono indispensabili. Il problema nasce soltanto quando si comincia ad aspettarsi da loro qualcosa che non sono in grado di garantire.
Che cosa succede al glossario quando un progetto dura mesi (o addirittura anni)?
Innanzitutto, quando un progetto dura mesi o addirittura anni ed è affidato a specialisti esterni, il gruppo di lavoro cambia inevitabilmente nel tempo. Più a lungo dura il progetto, più persone lasciano il team originario e più nuovi collaboratori vi entrano.
Cambiano spesso anche gli accordi terminologici; a volte il glossario semplicemente diventa obsoleto. E, per la mia esperienza, raramente qualcuno pensa davvero ad aggiornarlo.
Molti partecipanti, un’unica regola. Davvero?
C’è poi un altro aspetto di cui praticamente non si parla mai. Il cliente dà spesso per scontato che tutti i partecipanti al progetto lavorino seguendo le stesse regole. In realtà non è sempre così. Può capitare che alcuni non ricevano affatto il glossario. Altri se ne dimenticano oppure non lo consultano con costanza. E più a lungo dura il progetto, più frequentemente si verificano situazioni di questo tipo.
Nel corso degli anni mi è capitato più volte di entrare, in una fase già avanzata, in progetti di lunga durata realizzati per diversi costruttori italiani di macchine per l’edilizia. Si tratta di marchi presenti da molti anni sul mercato polacco e che preparano la documentazione delle proprie macchine in numerose lingue. E solo una volta ho ricevuto il glossario prima di iniziare la prima traduzione. In tutti gli altri casi ho dovuto chiederlo espressamente e, nonostante ciò, non sempre mi è stato fornito. Questo dimostra che, con il passare del tempo, anche la migliore organizzazione finisce semplicemente per soccombere ai continui cambiamenti nella composizione del team che realizza il progetto.
Più termini nel glossario significano un progetto migliore?
A mio avviso no. Anzi, direi persino che un glossario con un eccessivo numero di voci può produrre l’effetto opposto a quello desiderato. È difficile stabilire dove si trovi il limite oltre il quale un glossario diventa troppo grande. Ogni progetto ha le proprie caratteristiche. Tuttavia, se il glossario viene elaborato partendo dal presupposto che “più termini comprende, meglio è”, si rischia di arrivare al punto in cui comprende troppi termini e impone un numero eccessivo di equivalenti obbligatori.
E a quel punto, invece di mantenere il progetto sotto controllo, finisce per irrigidirlo.
Il problema non è il numero di voci in sé, bensì il momento in cui nel glossario iniziano a comparire termini ai quali non è possibile associare in modo univoco un solo equivalente.
Non tutti i termini dovrebbero entrare a far parte del glossario
Il glossario funziona molto bene per le denominazioni che devono rimanere invariate per tutto il progetto: nomi delle macchine, dei componenti, delle stazioni di lavoro, delle fasi del ciclo o dei messaggi visualizzati sullo schermo. Sono elementi specifici di una determinata macchina e proprio per questo richiedono coerenza.
Un esempio semplice è il termine italiano saldatrice. Sebbene sia un termine di base, presente praticamente in qualsiasi dizionario, vale comunque la pena stabilire nel glossario che quella macchina sarà tradotta come spawarka e non come zgrzewarka (o viceversa). Il motivo è che in polacco esiste una distinzione terminologica tra le macchine destinate alla saldatura, in base al principio di funzionamento. Ad esempio, spawarka è la macchina utilizzata per la saldatura per fusione, generalmente con l’aggiunta di un materiale d’apporto, mentre zgrzewarka è quella che unisce gli elementi mediante pressione e calore. In italiano, invece, entrambe possono essere indicate con il termine saldatrice. Se questa decisione non viene presa in anticipo, una parte della documentazione potrebbe riportare spawarka e un’altra zgrzewarka. Eppure l’intera documentazione si riferisce alla stessa macchina. Una volta presa, questa decisione terminologica dovrebbe quindi valere fino alla conclusione del progetto.
Diversa è invece la situazione dei termini che non si riferiscono a un elemento specifico della macchina, ma appartengono al linguaggio tecnico generale. In questi casi non è possibile stabilire una volta per tutte un’unica traduzione corretta.
In molti casi un termine della lingua di partenza non ha un solo equivalente in lingua di arrivo. Il suo significato dipende dal contesto e solo dopo aver compreso l’elemento descritto è possibile stabilire quale traduzione sia quella corretta.
Un esempio è la parola italiana giunto. A seconda del componente a cui si riferisce, in polacco può essere tradotto come złącze, sprzęgło, przegub… Se il glossario imponesse esclusivamente una di queste soluzioni, il traduttore si troverebbe davanti a una scelta: seguire il glossario oppure rispettare il significato reale del testo.
Il glossario permette di raccogliere le decisioni che possono essere prese una sola volta. Non può sostituire quelle che devono essere prese ogni volta sulla base del contesto.
Ed è proprio qui che finiscono le possibilità del glossario. Un buon glossario non risponde a tutte le domande. Risponde soltanto a quelle per cui è davvero possibile fornire un’unica risposta corretta. Quando il significato di una parola dipende dal contesto, una voce del glossario non può sostituire né la competenza del traduttore né l’analisi del testo.
Per il cliente questo significa che anche un glossario molto esteso non garantisce la qualità della traduzione realizzata da più persone ne che il testo finale sarà corretto. A un certo punto, più del numero di voci inserite, conta la persona capace di valutare il significato di un termine nel contesto specifico.
Che cosa dovrebbe contenere davvero un glossario?
Dopo oltre vent’anni di esperienza nella traduzione della documentazione tecnica, credo di poter fare una dichiarazione piuttosto audace e non del tutto allineata agli standard consolidati del settore:
Il glossario dovrebbe contenere le decisioni di progetto, non sostituire le decisioni traduttive che dipendono dal contesto.
Perché:
- il nome di una stazione di lavoro è una decisione di progetto,
- il nome di un’operazione è una decisione di progetto,
- il nome di una determinata macchina è una decisione di progetto.
Stabilire, invece, se giunto in una determinata frase significhi przegub, sprzęgło oppure złącze non è una decisione di progetto. È una decisione traduttiva che dipende dal contesto.
In un glossario ben preparato il numero delle voci non è un obiettivo in sé. L’obiettivo è eliminare quei dubbi che possono essere risolti una volta sola e applicati in modo uniforme per l’intero progetto. Tutte le altre decisioni dovrebbero rimanere nelle mani del traduttore, perché è l’unico a vedere il contesto completo della singola frase. Ed è proprio il traduttore a essere responsabile del fatto che il cliente riceva un documento fedele al testo originale e comprensibile per chi dovrà utilizzarlo. Non un testo natoapplicando sempre gli stessi equivalenti.

Krystyna Maternia è traduttrice tecnica polacco-italiano-inglese e consulente per la comunicazione nei progetti industriali internazionali.
Da oltre vent’anni supporta costruttori di macchine industriali e aziende manifatturiere nella preparazione di documentazione, interfacce HMI e materiali destinati al mercato polacco, occupandosi della traduzione tecnico-specialistica tra italiano, inglese e polacco e dell’allineamento dei contenuti alle esigenze operative degli utilizzatori finali.